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San Mango CILENTO

Tra antiche chiese e mulini 

Già prima dell’anno Mille in questo territorio esisteva un monastero intitolato a San Magno, fondato da monaci italo-bizantini e successivamente passato alla regola benedettina. 

I monaci ebbero un ruolo importante nello sviluppo delle risorse agricole e insieme agli abitanti costruirono numerosi mulini sfruttando il fatto che la zona era ricca di

 Corsi d’acqua. Nel corso del XIV secolo per motivi ignoti il monastero andò in rovina e il paese assunse l’attuale nome di “San Mango”. Pochi anni dopo, vicino alle rovine dell’antico monastero sorse la grande Chiesa di Santa Maria degli Eremiti, a cinque navate, che sopravvisse agli anni Trenta del secolo scorso, quando a causa della deviazione di un piccolo torrente le acque andarono ad infiltrarsi sotto le fondamenta della chiesa iniziando a provocare crolli progressivi. 

Altre chiese furono costruite in zona, più a valle, come la Chiesa di San Nicola e quella di Santa Maria delle Valletelle. Oggi la frazione di San Mango, nel comune di Sessa Cilento, ci restituisce con bella scenografia queste costruzioni che risalgono al Medioevo. 

Dei 23 mulini che esistevano nel Duecento lungo i torrenti Sorrentino e Fiumara, affluente dell’Alento, di cui alcuni rimasti attivi fino alla prima metà del ‘900, diversi sono stati ristrutturati e sono ben visibili, in successione verticale, direttamente dalla strada che da Sessa porta a San Mango, un cartello turistico segnala la Chiesa di Santa Maria degli Eremiti in direzione di una diramazione in discesa sula destra. Lo spettacolo delle suggestive rovine e della maestosa torre campanaria che si erige con un alto basamento, due ordini a pianta quadrata e un tiburio ottagonale, ricorda strettamente scenari frequenti in Scozia o Irlanda, e cattura lo sguardo e le emozioni con ogni suo dettaglio. La torre campanaria è dotata di una robusta serie di scale, di impianto recente, con cui si può accedere fino in cima, ma si consiglia di portare una torcia perché i piani centrali sono completamente al buio. 

Terminata la visita a queste bellissime rovine conviene prendere la strada che scende sulla destra della chiesa e raggiungere la frazione Valle. Qui si possono vedere l’antico Palazzo Coppola, la Chiesa di San Nicola di Bari e, più in basso, la Chiesa di Santa Maria delle Valletelle, discosto dalla quale si può ammirare uno dei più bei campanili trecenteschi del Cilento. Volendo continuare, ma stavolta a piedi, di lato al campanile inizia il “sentiero natura” che porta all’antica “valle dei mulini” della Fiumara.

Secondo la tradizione divenne roccaforte strategica dopo la caduta del castello della Bruca, i cui superstiti si rifugiarono verso l’interno arroccandosi nel nuovo baluardo. 

Rappresentò per lungo tempo il fulcro strategico militare della difesa del Cilento, nei confini storici di allora. 

Nel 1496 Ferrante II d’Aragona confiscò il feudo, che passò al casato dei Carafeschi, mentre nel 1724 entrò nei possedimenti della famiglia Talamo-Atenolfi che tutt’ora lo possiede. 

Abbandonato verso la fine del Settecento, e gravemente danneggiato da due terremoti nel secolo successivo, nel 1966 è stato oggetto di una imponente opera di restauro da parte dei proprietari che lo hanno ricondotto alla sua fisionomia originaria. Il castello domina dall’alto del Colle di San Leonardo i tetti delle case del grazioso paese di Castelnuovo e permette alla vista di spaziare sulla Valle dell’Alento, tanto che la sua torre lo rende individuabile già da lontano. La fortificazione è liberamente visitabile e vi si accede facilmente dal parcheggio panoramico adiacente. 

La suggestiva posizione del castello e l’armonia architettonica delle case che lo circondano rendono la visita a Castelnuovo Cilento particolarmente gradevole. 

Da non trascurare un vezzo architettonico lasciato al paese dall’eccentrico Guerino Galzerano, che rivestì di ciottoli e sassolini i muri della sua casa, alcuni vicoli e persino la sua tomba al cimitero, creando degli scorci unici e surreali in vari punti del piccolo borgo.